T O B E

 

Invito

T O  B E
sentire | indossare | dire Identità
14 | 16 Marzo 2014
Inaugurazione 14 Marzo dalle ore 18:00 alle ore 21:00
orari 17:00 | 19:30

…si tratta di tecniche che permettono agli individui di effettuare, con i propri mezzi, un certo numero di operazioni sui propri corpi, sulle proprie anime, sui propri pensieri, sulla propria condotta; e questo in modo da trasformare se stessi, modificare se stessi, e raggiungere un certo stato di perfezione, di felicità, di purezza…

Michel Foucault

Scivolare lentamente su carta vetrata ruvida. Osservare la pelle abradersi contro scabrose esistenze per far spazio fra sé e il Sé per l’Altro. Lacerarsi. Rivelarsi a colui che è per me ciò che mi permette di essere singola identità separata dal cosmo che tutto genera e tutto imprigiona. Noi Padroni, noi schiavi dell’esistente, di quel tempo presente che ai più risulta straniero e insondabile. Oscure alchimie dell’anima, nere maniere dalle quali trarre pure lumeggiature, bagliori siderali e introspettivi. Non per distinguersi. Non per emergere. Semplicemente per rispettarsi, riconoscersi ed, infine, ESSERE.

Varcando la soglia di T O  B E si ha la sensazione di accedere ad uno spazio altro, alterato, drammaticamente silenzioso e, allo stesso tempo, dilaniato da lamenti di enigmi, tormenti che rimbombano ossessivamente.

Il primo e più grande scoglio al quale la nostra anima non può sottrarsi per giungere all’affermazione di una propria e autonoma identità è l’incontro con il proprio corpo e la propria sessualità. Uno scatto rubato, frugale, nell’intimità soffusa e a volte confusa che è in grado di perdersi nell’abbraccio con l’altro, nelle impronte segrete dei silenzi che, come petali di un fragile fiore, adornano attimi precari sui quali, però, si fondano le radici dell’Io. (Beatrice Vecchio)

Il tempo scorre e scivola sulla pelle alternando attimi di piacere a dolorosi lividi impossibili da nascondere. L’impeto giovanile del protrarsi in avanti è destinato a tramutarsi in inquietudine riflessiva verso un ignoto che ha perso il proprio fascino per mostrarsi in tutta la sua drammatica verità nello sguardo coscio di un imminente oblio di una suora in fin di vita. (Robert Gligorov)

Inevitabile quindi lo scontro tra il Sè e il Sè. Il corpo è traditore e ci ha appena mostrato la forza con la quale è in grado di imporsi su ciò che io sono ,o meglio, su ciò che gli altri percepiranno in superficie di me perché, come pagine accartocciate, il mio essere è riposto in luoghi oscuri e invisibili ad occhio nudo, oltre ogni apparenza. (Matteo Tascini)

Dunque non resta che gettarsi nelle profondità dell’essere. Aggrapparsi a briglie di passioni indicibili ed inoltrarci nell’oscurità, accettando che gli infiniti e non sempre occultati occhi della società contemporanea, al pari di rumorose cicale, sono sempre vigili e sorveglianti per dedurre e catalogare ogni possibile forma/inclinazione identitaria. (Valter Luca Signorile)

Ancora più giù. Sempre più all’interno per riaffiorare, anche se solo momentaneamente, all’esterno. I canoni estetici non posso che esser rimessi in discussione. I ritmi serrati e i dettami della moda vengono traslati e reinterpretati dal di dentro. È in scena la bellezza, quella vera, che sa essere grande senza essere maestosa. (Gio Gagliano)

È ora di lasciarsi andare. Abbandonarsi al frenetico delirio della mente. Il corpo ha già imposto i propri vincoli all’anima e adesso la psiche vuole la propria rivincita. Scegliere di dire Io. Scegliere di dire oggi per mescolarsi e accettare gli anfratti più intimi e scabrosi della propria identità, dando sfogo a quel piacere in grado di liberare attraverso il legame. (Diego Pasqualin)

Eccoci così a scivolare nell’incognita. La comunicazione fra il Sè e il Sè è stata messa a dura prova. L’incendio è divampato e il gioco si è tramutato in dramma, le passioni si sono dimostrate ingovernabili e i pensieri, come sciame di api, ronzano macabramente sul banchetto della propria esistenza. (Fiorenzo Rosso)

Lo sguardo deve continuamente invertire la propria rotta, dall’interno verso l’esterno e viceversa perché entrambe le scene risultano troppo invadenti, gli occhi iniziano a patire il continuo sforzo che la costruzione di una propria identità ci obbliga a fare, perché l’apparenza si è dimostrata mera vacuità e l’identità troppo articolata per poterla vincolare, limitare alla sola immagine esteriore. (Erica Tamborini)

Così un animo ulisside è libero di vagare tra i suoni e le vibrazioni, tra i campi magnetici che dispongono, alterano e generano le nostre esistenze. Le interferenze di un incontro, i silenzi, i movimenti anche impercettibili ci de-terminano permettendoci di delineare ulteriori sfumature di ciò che siamo. (Giulia Riboli)

Ossigeno. L’aria inizia ad essere rarefatta, calda, vissuta e, di conseguenza, tossica per noi che non possiamo esimerci dal respirarla. Uscire. Uscire all’esterno. Indossare la propria identità per affrontare il difficile incontro con il mondo fuori, attraversare la strada, ridiscendere il fiume verso spazi più ampi, riconoscersi e semplicemente essere. (Buchineri)

Per poter veramente essere, però, non è possibile sfuggire alle proprie ombre che, sempre in agguato, sono pronte ad espandersi come nero petrolio sul mare interiore. Bisogna esserne coscienti. Bisogna accettarne le conseguenze senza cercare facili scorciatoie perché la costruzione del proprio Essere ci impone di Essere. (Carla Crosio)

T O   B E

Diego Pasqualin per StudioDieci

Buchineri | Carla Crosio | Giò Gagliano | Robert Gligorov | Diego Pasqualin | Giulia Riboli | Fiorenzo Rosso | Valter Luca Signorile | Erica Tamborini | Matteo Tascini | Beatrice Vecchio

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