BIANCO

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*** BIANCO ***

Vi sono momenti dell’anno in cui le strade si riempiono di persone, formiche brulicanti e confuse alla ricerca di cose altre per scaldare altri freddi che, dalle guance alle mani, scendono verso gli altri degli altri. Vi sono momenti, invece, in cui le correnti si spostano e convogliano verso centri decentrati, ma pulsanti e vivi. Sabato 15 dicembre un vento giovane attraverserà le strade di Vercelli per giungere fino a StudioDieci, dove si infrangerà sulle vetrine del noto spazio espositivo e diverrà suggestiva pittura. Scivolerà sulle superfici e sui visi stupiti di chi si lascerà guidare dall’entusiasmo che ha contraddistinto gli studenti della classe VA del Liceo Artistico Ambrogio Alciati, gli stessi che hanno realizzato per loro e per tutti noi un’opera di rara bellezza. Come un branco di lupi in corsa BIANCO è un progetto didattico fuggito dai confini delle aule scolastiche per offrisi alla collettività. BIANCO è quel qui che non può che essere ora. È BIANCO desiderio di trovare un luogo proprio dove stare e poter dire. È BIANCO battito, sospiro e vibrazione, è il suono elettronico che il vento diffonderà per le strade il giorno dell’inaugurazione; vi invito a tendere il vostro orecchio e farvi guidare da esso, vi porterà alla consolle di GAJO, che suonerà per celebrare con noi l’imminente arrivo dell’inverno, festeggiare la magia di BIANCO e quel di più che solo l’arte sa aggiungere al racconto di ogni storia. 

Il progetto è realizzato grazie al contributo degli allievi:

Giorgia BANFO | Fulvio BONAFÉ | Ilaria BORLONI | Valeria BROGGIO | Rebecca CONFORTO | Emma DOTTA | Nicholas GAJON | Barbara IORIO | Andrea PILIA | Nicola PIROZZI | Marta SABBADINI | Andrea SAVINO | Frederik SHQERRA | Ismaela SPINELLI | Martina ZARBO

e dei docenti:

Diego PASQUALIN | Isabella VITTI

BIANCO chiude la stagione espositiva 2018, un’occasione per ritrovarsi e augurarsi un buon natale.

DEPOSIZIONI | Evento collaterale alla mostra “il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”

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DEPOSIZIONI

Evento collaterale alla mostra

“Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”

 

Inaugurazione 14 giugno 2018 ore 18:00

14 giugno | 15 luglio

 

 

In occasione dell’importante mostra “il rinascimento di Gaudenzio Ferrari”, Varallo | Vercelli | Novara – 24 marzo | 1 luglio 2018, StudioDieci propone un dialogo intimo e strettamente personale tra il fare e sentire che contraddistingue l’arte contemporanea e il lascito culturale del grande maestro che proprio da queste terre miste d’acqua e alture ha intrapreso il proprio percorso. 

Deposizioni è l’insieme delle dichiarazioni di chi, cresciuto sulle medesime terre e confini limitrofi, ha saputo raccogliere gli insegnamenti lasciati da Ferrari, aggiungendo un tassello in più a quel filo rosso che è l’Arte; filo che tiene insieme e permette il susseguirsi delle epoche storiche. Un susseguirsi di discendenze culturali dove il concetto di “contemporaneità” è in stretta correlazione al tempo che ha visto nascere quelle storie depositate nelle immagini attraverso i colori e la materia e non un titolo esclusivo dell’oggi che stiamo vivendo.

Il centro culturale vercellese, da sempre attento a seguire e a contribuire il susseguirsi di questa incalzante cucitura, apre le sue sale affinché gli artisti invitati possano deporre la propria indagine e derivazione tra i vasi comunicanti del sapere e del “nostro” contemporaneo. Deposizioni giudiziarie, Deposizioni d’intenti, Deposizioni che non necessariamente devono essere sepolcrali, ma vere dichiarazioni d’artista nei confronti  e a favore della Cultura. Questa mostra non vuole essere una rivisitazione di opere già “complete” e “perfette”, ma un omaggio a quel filo rosso che ancora oggi, su quelle terre miste d’acqua e alture, ha la possibilità di dirsi tessendo storie sempre nuove. 

Edoardo CASETTO | Carla CROSIO | Valentina DE LUCA | Giò GAGLIANO | Roberto GIANINETTI | Margherita LEVO ROSENBERG  | Laura MAZZERI | Virginia MONTEVERDE | Diego PASQUALIN | Arturo PUTRINO | Ornella ROVERA | Sara TESTA | Beatrice VECCHIO | Isabella VITTI

 

 

Si ringrazia il Museo Borgogna di Vercelli per l’utilizzo dell’immagine dell’opera:

Gaudenzio Ferrari (Attribuito), Deposizione della croce – Compianto, 1500 | 1502 (circa)

GUIDO PERTUSI | poliedri euclidei in ricordo di Sippar

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GUIDO PERTUSI | poliedri euclidei in ricordo di Sippar.

Idee scultoree come poliedri euclidei, in ricordo di Sippar. Quest’assunto un po’ criptico m’ha occupato la mente dal primo incontro con l’atelier di Guido Pertusi, a Lainate. Egli m’è parso un erede contemporaneo dell’archeologo iracheno Hormuzd Rassam, lo scopritore delle tavolette di Sippar, oggi Tell Abu Habbah, un quartiere nordoccidentale di Baghdad. Tra quelle tavolette di argilla c’era un frammento (ora esposto al British Museum di Londra) recante scritture cuneiformi e una mappa ricca di geometrie esoteriche, semplici e complesse, raffiguranti il mondo: la prima carta geografica della storia, risalente a 2500 anni fa (erede della paleostoria le cui raffigurazioni rupresti datano 25mila anni fa), che mostra una pianta presa dall’alto – visione aerea del Tigri e dell’Eufrate ecc. – traslata in figurazioni simboliche, d’un evidente geometrismo un po’ più sofisticato dell’apparenza. Una rappresentazione che richiama in me, incredibilmente, le opere raccolte nello studio di Pertusi, pur così attuali e anzi d’una modernità prorompente. Le idee tradotte in poliedri da Guido o portate sul piano – carta o altro che sia – ma già predisposte alla crescita in volume, esprimente una tettonica matematico-geometrica (euclidea o non-euclidea) che affollano lo studio di Lainate, paiono al tempo stesso la solidificazione dei suoi pensieri – le intuizioni kantiane – e desideri – eredità freudiana e altro ancora risalente per li rami ai pre-socratici – e un condensato storico millenario che dichiara la maestà dell’uomo, la sua sovranità. Sono attratto da queste forme di Guido Pertusi e nel tentativo di dar ragione di questo vado comparandole tra loro mettendo assieme queste idee condensate in forme solide con le opere più compiute, l’esito conclusivo anzi di queste idee: opere di medio e grande formato e fino alla scala topografica o monumentale. Quel ch’è certo è un’unitarietà linguistica e uno svolgimento fluido, senza strappi o cesure, dalle idee plastiche alle opere scultoree. Quello che si afferma è un dettato epico, sempre.
Vi è tuttavia una sottile differenza tra le prime rapprese idee plastiche e i rispettivi esiti finali d’esse. Diresti: nell’un caso Guido ragiona a voce alta seppur sommessamente e parla a se stesso, lavora unicamente per i suoi occhi e al tempo stesso dispone di sé e del proprio lavoro come fosse materia plasmabile, rinnovabile o modificabile sempre – accadeva anche a Manzù, nel mentre veniva formando una figura – non chiude in un unico essere questo suo ragionare per via formale o figurale, Pertusi, lasciando così all’idea stessa appena rappresa in un ludo geometrico la possibilità di mutare forma e sostanza corporea; nell’altro caso, invece, egli espone se stesso e il proprio operato al giudizio altrui e la propria parlata si fa forma scritta, irrevocabile. Egli allora va scrivendola in silenzio, concentrando nella forma la stessa processualità costitutiva d’essa, conferendo così all’idea che l’ha generata uno statuto permanente. Agisce in tal modo per renderla accessibile agli interlocutori senza doverli interpellare, senza dover interloquire con costoro, presumendoli cittadini del mondo: da Baghdad a Bucarest, da Buenos Aires a New York. In qualche modo egli, tacendo e affidandosi piuttosto alla “parlata” delle sue stesse forme, alla loro scrittura per via di figurazioni geometrico-matematiche scoprenti le “notomie lor sotto” (per dirla con Vasari) con voluta impudicizia, va ricalcando l’epico costume dell’accademia socratica – madrina di tutte le accademie platoniche susseguenti, fino a giungere all’ultima eredità loro ch’è eredità fidleriana – qual è stata testimoniata da Platone, prim’ancora che da Aristotele o Senofonte, facendosi prescrizione, regola rigorosa e perciò immutabile. Ma allora, quelle idee deposte sugli scaffali dello studio come sculture, quelle altre disegnate su cumuli di carte raccolte con precisione in cartelle di diversa taglia, quelle altre ancora tradotte piuttosto in pitture redatte con tecniche miste stravaganti, ma efficacissime, che occhieggiano dalle pareti dell’atelier, tutto questo “memoriale” attivo, che cosa rappresenta, che cosa significa nell’economia del “fare” di questo scultore? Un portolano, senza dubbio, a cui egli torna per verificare lo sviluppo della propria rotta ogni qualvolta dà avvio a un nuovo ciclo di opere.

(Breve estratto dall’omonimo testo di Rolando BELLINI)

 

 

 

GUIDO PERTUSI | poliedri euclidei in ricordo di Sippar.

16 | 25 febbraio 2018

inaugurazione venerdì 16 febbraio ore 18.00

venerdì | sabato | domenica       17.00 | 19.00

 

StudioDieci | no for profit | citygallery.vc

Piazzetta Pugliesi Levi 9 | Vercelli