DISSEZIONI | Marco PEDRANA

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DISSEZIONI

mostra personale di Marco PEDRANA

a cura di Diego PASQUALIN

 

Inaugurazione sabato 10 novembre 2018 ore 17,30

10 | 25 novembre

 

Tendo l’orecchio verso una parete; mi ci appoggio nella speranza di carpire qualunque suono che la mia immaginazione potrà tradurre in altro da sé: Rumori. Dialoghi infiniti tra punti distanti di individui che si rincorrono senza mai incontrarsi; vibrazioni di gesti che dicono senza interpretare, forse ipotizzano frammenti di storie che sono le mie, che sono quelle di tutti. DISSEZIONI di Marco PEDRANA è un progetto che tende il proprio orecchio all’universalità dei sentimenti, a quelle situazioni così plurali in grado di adattarsi ad ogni singolare. Senza i vincoli di un medium prestabilito, questo autore, scivola tra tecniche e soggetti, entrambi interlocutori di un immaginario vasto dove sensibilità e cinismo si mescolano dandomi la possibilità di scegliere da che parte far pendere l’ago della bilancia. Disomogenea nella sua stessa struttura, questa mostra si snoda in un percorso espositivo aperto, dissezionato dal bisturi più tagliente e meno prevedibile: il Cuore. Così tra un fumetto e un videogioco, un’installazione e la pittura nel senso più comune del termine, PEDRANA mi invita ad un’autopsia d’immagini e di immagini, tavoli operatori sopra i quali cimentarmi nei confronti di un tempo contemporaneo che tanto pretende e poco concede, sui quali sperimentarmi e scegliere se suturare o amputare, tenere o lasciare andare. Oltre quella parete vi sono altri rumori, forse suoni, sempre nuovi, melodie a me sconosciute dal ritmo sincopato: Emozioni.  

 

ven | san | dom       17,00 | 19,00

StudioDieci | not for profit | citygallery.vc

Piazzetta Pugliese Levi, 10 |  Vercelli

DEPOSIZIONI | Evento collaterale alla mostra “il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”

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DEPOSIZIONI

Evento collaterale alla mostra

“Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”

 

Inaugurazione 14 giugno 2018 ore 18:00

14 giugno | 15 luglio

 

 

In occasione dell’importante mostra “il rinascimento di Gaudenzio Ferrari”, Varallo | Vercelli | Novara – 24 marzo | 1 luglio 2018, StudioDieci propone un dialogo intimo e strettamente personale tra il fare e sentire che contraddistingue l’arte contemporanea e il lascito culturale del grande maestro che proprio da queste terre miste d’acqua e alture ha intrapreso il proprio percorso. 

Deposizioni è l’insieme delle dichiarazioni di chi, cresciuto sulle medesime terre e confini limitrofi, ha saputo raccogliere gli insegnamenti lasciati da Ferrari, aggiungendo un tassello in più a quel filo rosso che è l’Arte; filo che tiene insieme e permette il susseguirsi delle epoche storiche. Un susseguirsi di discendenze culturali dove il concetto di “contemporaneità” è in stretta correlazione al tempo che ha visto nascere quelle storie depositate nelle immagini attraverso i colori e la materia e non un titolo esclusivo dell’oggi che stiamo vivendo.

Il centro culturale vercellese, da sempre attento a seguire e a contribuire il susseguirsi di questa incalzante cucitura, apre le sue sale affinché gli artisti invitati possano deporre la propria indagine e derivazione tra i vasi comunicanti del sapere e del “nostro” contemporaneo. Deposizioni giudiziarie, Deposizioni d’intenti, Deposizioni che non necessariamente devono essere sepolcrali, ma vere dichiarazioni d’artista nei confronti  e a favore della Cultura. Questa mostra non vuole essere una rivisitazione di opere già “complete” e “perfette”, ma un omaggio a quel filo rosso che ancora oggi, su quelle terre miste d’acqua e alture, ha la possibilità di dirsi tessendo storie sempre nuove. 

Edoardo CASETTO | Carla CROSIO | Valentina DE LUCA | Giò GAGLIANO | Roberto GIANINETTI | Margherita LEVO ROSENBERG  | Laura MAZZERI | Virginia MONTEVERDE | Diego PASQUALIN | Arturo PUTRINO | Ornella ROVERA | Sara TESTA | Beatrice VECCHIO | Isabella VITTI

 

 

Si ringrazia il Museo Borgogna di Vercelli per l’utilizzo dell’immagine dell’opera:

Gaudenzio Ferrari (Attribuito), Deposizione della croce – Compianto, 1500 | 1502 (circa)

MeaCulpa | Andrea Villa & Diego Pasqualin

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MeaCulpa
Andrea Villa & Diego Pasqualin

Mostra a cura di Diego Pasqualin

Inaugurazione venerdì 6 aprile 2018 ore 20:30
6 | 22 Aprile 2018
Ven | Sab | Dom 17:00 – 19:00
In settimana su appuntamento

Ingresso libero

StudioDieci | Not for profit | citygallery.vc
Piazzetta pugliese Levi 9 | Vercelli

 

“I boia di Pilato che hanno crocefisso Gesù ma la messa a morte del Dio che essi inchiodarono fu un sacrificio: l’agente del sacrificio è il crimine, che ininterrottamente, da Adamo, è commesso dai peccatori… la messa a morte del Cristo oltraggia l’essere di Dio. Tutto accade come se le creature potessero comunicare con il loro creatore solo attraverso una ferita che ne lacerasse l’integrità. Dio ferito dalla colpevolezza degli uomini e gli uomini che feriscono la loro colpevolezza di fronte a Dio trovano, anche se dolorosamente, l’unità che sembra il loro fine… L’uomo raggiunge con la crocifissione il culmine del male. Ma proprio perché l’ha raggiunto ha cessato di essere separato da Dio. È chiaro che la “comunicazione” non può avere luogo tra un essere compatto ed integro ed un altro: essa richiede degli esseri che abbiano il loro stesso essere messo in gioco, posto al limite della morte, del nulla; il culmine morale è un momento di messa in gioco, di sospensione dell’essere al di là di se stesso, al limite del nulla”
(Georges Bataille, La condizione del peccato)

 

Confessare i propri peccati è un passaggio importante nella celebrazione eucaristica cristiana. É la volontà di capire, è la possibilità che ci viene concessa di una redenzione. É scavare nella propria ombra, nella parte più sordida del proprio essere e, in un qualche modo, esorcizzare quei demoni interiori che divorano la propria anima. MeaCulpa nasce dall’incontro di due entità differenti, due mondi, quello della moda e quello dell’arte visiva, che in questa mostra dialogano tra di loro in stretta relazione con il vissuto dei due autori: Andrea VILLA (#SirAndy) ex Direttore Artistico Make-up Italia Dior e Diego PASQUALIN scultore e Direttore Artistico di StudioDieci.
Il percorso espositivo ripercorre i quattordici anni in LVMH Italia | Dior di VILLA sotto la geniale direzione artistica di John Galliano: le irriverenze e le provocazioni che fecero splendere a massima luce la piccola stella che contraddistingue il logo della Maison parigina. I trucchi per le sfilate delle varie collezioni, i visi delle modelle adornati e impreziositi dai colori, pensati e creati, dalle sapienti mani del noto #SirAndy, in questa esposizione, che tutt’altro vuole essere, tranne che un evento celebrativo, incontrano le sculture di PASQUALIN, in un dialogo di sconfinamenti e intarsi. Strutture ed immagini, turbamenti e dolori saldati nel ferro e proiettati sulle pareti del centro culturale vercellese. Una Via Crucis emozionale ed emozionante in cui i due autori recitano un MeaCulpa, dichiarando le proprie responsabilità su ciò che hanno creato e vissuto, su quella ferita che non vuol smettere di sanguinare e che tormenta gli animi in quella continua ricerca della conoscenza, della commistione di saperi, simboli e culture che altro non sono se non le infinite declinazioni del contemporaneo, figlie di quel tempo che scivola sempre più avanti e detta le basi di quel futuro che, nel frammento di un attimo, diverrà storia o, forse, solo un peccato da confessare. Mea Culpa.

 

Diego Pasqualin per StudioDieci

 

Durante la serata inaugurale è previsto l’intervento della nota Dj Bianca LAMESSA

L’utilizzo delle immagini in mostra è per gentile concessione di LVMH Italia | Dior

Si ringraziano gli ospiti di Casa Alloggio Shalom – onlus (Ponzana – No) per l’aiuto durante i lavori in fase di allestimento.

GUIDO PERTUSI | poliedri euclidei in ricordo di Sippar

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GUIDO PERTUSI | poliedri euclidei in ricordo di Sippar.

Idee scultoree come poliedri euclidei, in ricordo di Sippar. Quest’assunto un po’ criptico m’ha occupato la mente dal primo incontro con l’atelier di Guido Pertusi, a Lainate. Egli m’è parso un erede contemporaneo dell’archeologo iracheno Hormuzd Rassam, lo scopritore delle tavolette di Sippar, oggi Tell Abu Habbah, un quartiere nordoccidentale di Baghdad. Tra quelle tavolette di argilla c’era un frammento (ora esposto al British Museum di Londra) recante scritture cuneiformi e una mappa ricca di geometrie esoteriche, semplici e complesse, raffiguranti il mondo: la prima carta geografica della storia, risalente a 2500 anni fa (erede della paleostoria le cui raffigurazioni rupresti datano 25mila anni fa), che mostra una pianta presa dall’alto – visione aerea del Tigri e dell’Eufrate ecc. – traslata in figurazioni simboliche, d’un evidente geometrismo un po’ più sofisticato dell’apparenza. Una rappresentazione che richiama in me, incredibilmente, le opere raccolte nello studio di Pertusi, pur così attuali e anzi d’una modernità prorompente. Le idee tradotte in poliedri da Guido o portate sul piano – carta o altro che sia – ma già predisposte alla crescita in volume, esprimente una tettonica matematico-geometrica (euclidea o non-euclidea) che affollano lo studio di Lainate, paiono al tempo stesso la solidificazione dei suoi pensieri – le intuizioni kantiane – e desideri – eredità freudiana e altro ancora risalente per li rami ai pre-socratici – e un condensato storico millenario che dichiara la maestà dell’uomo, la sua sovranità. Sono attratto da queste forme di Guido Pertusi e nel tentativo di dar ragione di questo vado comparandole tra loro mettendo assieme queste idee condensate in forme solide con le opere più compiute, l’esito conclusivo anzi di queste idee: opere di medio e grande formato e fino alla scala topografica o monumentale. Quel ch’è certo è un’unitarietà linguistica e uno svolgimento fluido, senza strappi o cesure, dalle idee plastiche alle opere scultoree. Quello che si afferma è un dettato epico, sempre.
Vi è tuttavia una sottile differenza tra le prime rapprese idee plastiche e i rispettivi esiti finali d’esse. Diresti: nell’un caso Guido ragiona a voce alta seppur sommessamente e parla a se stesso, lavora unicamente per i suoi occhi e al tempo stesso dispone di sé e del proprio lavoro come fosse materia plasmabile, rinnovabile o modificabile sempre – accadeva anche a Manzù, nel mentre veniva formando una figura – non chiude in un unico essere questo suo ragionare per via formale o figurale, Pertusi, lasciando così all’idea stessa appena rappresa in un ludo geometrico la possibilità di mutare forma e sostanza corporea; nell’altro caso, invece, egli espone se stesso e il proprio operato al giudizio altrui e la propria parlata si fa forma scritta, irrevocabile. Egli allora va scrivendola in silenzio, concentrando nella forma la stessa processualità costitutiva d’essa, conferendo così all’idea che l’ha generata uno statuto permanente. Agisce in tal modo per renderla accessibile agli interlocutori senza doverli interpellare, senza dover interloquire con costoro, presumendoli cittadini del mondo: da Baghdad a Bucarest, da Buenos Aires a New York. In qualche modo egli, tacendo e affidandosi piuttosto alla “parlata” delle sue stesse forme, alla loro scrittura per via di figurazioni geometrico-matematiche scoprenti le “notomie lor sotto” (per dirla con Vasari) con voluta impudicizia, va ricalcando l’epico costume dell’accademia socratica – madrina di tutte le accademie platoniche susseguenti, fino a giungere all’ultima eredità loro ch’è eredità fidleriana – qual è stata testimoniata da Platone, prim’ancora che da Aristotele o Senofonte, facendosi prescrizione, regola rigorosa e perciò immutabile. Ma allora, quelle idee deposte sugli scaffali dello studio come sculture, quelle altre disegnate su cumuli di carte raccolte con precisione in cartelle di diversa taglia, quelle altre ancora tradotte piuttosto in pitture redatte con tecniche miste stravaganti, ma efficacissime, che occhieggiano dalle pareti dell’atelier, tutto questo “memoriale” attivo, che cosa rappresenta, che cosa significa nell’economia del “fare” di questo scultore? Un portolano, senza dubbio, a cui egli torna per verificare lo sviluppo della propria rotta ogni qualvolta dà avvio a un nuovo ciclo di opere.

(Breve estratto dall’omonimo testo di Rolando BELLINI)

 

 

 

GUIDO PERTUSI | poliedri euclidei in ricordo di Sippar.

16 | 25 febbraio 2018

inaugurazione venerdì 16 febbraio ore 18.00

venerdì | sabato | domenica       17.00 | 19.00

 

StudioDieci | no for profit | citygallery.vc

Piazzetta Pugliesi Levi 9 | Vercelli

 

CAMMINANTE

CAMMINANTE-fronte

C A M M I N A N T E
a cura di Diego PASQUALIN 
10 | 26 novembre 2017
StudioDieci | notforprofit | citygallery.vc
Piazzetta Pugliesi Levi 9 | 13100 Vercelli
Inaugurazione 10 novembre ore 18:00
Venerdì | sabato | domenica    17:00 | 19:00
I nomadi non hanno storia, hanno solo geografia
(Gilles Deleuze)
Guardo l’orizzonte mentre il sole e spesso anche la luna, guidano le mie traiettorie. Osservo il mondo circostante cambiare e divenire, addormentarsi nei mesi freddi e mostrarsi sotto nuove vesti in quelli caldi. Persefone mi è amica in questo andirivieni, in quel vagare stagionale che segna il tempo e la vita. CAMMINANTE è colui che non vuol veder rinascere due volte lo stesso prato, per la cultura Sinti è colui che è destinato a peregrinare di luogo in luogo. 
Questo progetto, pensato e promosso da StudioDieci | not for profit | citygallery.vc, colloca gli artisti nella posizione di CAMMINANTE CULTURALI, in quanto in continua ricerca e mai stabili nel loro eterno tormento creativo. Ogni opera esposta è frutto di studio e di incontri, di attimi e di geografie che, sommate tra di loro, portano ad un sempre nuovo sguardo sul mondo, ad un’analisi sensibile e critica delle realtà. Uno sguardo sulla società e sul tempo che costituisce e concede la vita. 
Diego PASQUALIN per StudioDieci
Laurentiu CRAIOVEANU | Piero CRIDA | Carla CROSIO | Luce DELHOVE | Salvatore Giò GAGLIANO | Antonella GERBI | Margherita LEVO ROSENBERG | Mirko MAZZETTO | Marco PEDRANA | Barbara PIETRASANTA | Claudia Herminia SECCHI | Erica TAMBORINI | Sara TESTA | Simone VEGRO | Gabriele ZAGO