M E N O 3 0

Se io penso il corpo come un involucro e rivestimento dell’anima, generalmente ciò che mi interessa non è il primo, ma la seconda, e l’uno soltanto come protezione o tomba dell’altra. Così non arrivo a cogliere il corpo nella sua esternità indumentale, nel suo essenziale essere cosa, ma soltanto nel rapporto rispetto ad alcunché di più vitale e di più importante.
(Mario Perniola)

Tentare.
Tentare di scivolare tra gli stretti e labirintici corridoi della mente. Attraversare le oscure intercapedini foderate di rasoi affilati che segnano, come flebili bagliori, il mio percorso e, contemporaneamente, il mio corpo.
Tentare.
Tentare di gridare quel che sono tra le cavità della mente, aspettando che l’eco rimandi il suo ridondante vibrare per valutare le profondità del nero ego che mi avvolge.
Tentare.
Tentare di incassare il colpo cercando di non cadere osservando le opere che compongono la mostra personale di Luca Zurzolo a StudioDieci per M E N O 3 0. Ciò che ci viene presentato di primo impatto è una dirompente corporeità, frammentata e frammentaria seppure intatta e rintracciabile nell’annullamento grafico visibile in ogni figura che, se da un lato ne elimina i netti contorni, dall’altro li espande oltre i confini epidermici rendendo visibile e in stretta correlazione, il di dentro con il di fuori. Il disagio mentale è portato all’estremo e il corpo che condivide questo fardello con un’anima disturbata, non può che risentirne, alterando il suo aspetto. Le pance si gonfiano, de-formano la fisionomia dell’individuo, com-pongono mettendo in evidenza l’Io indennitario e l’identità fisica, testimoniando, in parte, quel che Io sono. La dicotomia Essere e Apparire è dunque distrutta, dissolta tra le strisciate, gli aloni e lo sporco che caratterizzano i disegni del giovane artista. Osservando bene, però, viene da domandarsi se questa fuligginosa aurea si disperderà, prima o poi, o se ci perseguiterà ovunque. Nel varcare la soglia della seconda stanza il quesito non pare avere un responso positivo, anzi, l’agitazione che contraddistingue le figure dormienti ci conferma che neppure il sonno è un approdo sicuro e ristoratore perché, nemmeno tra lenzuola e morbidi guanciali sembrerebbe esserci tregua.
Tentare.
Tentare invano. Tentare di liberarsi ed accorgersi che non vi è alcuna via di fuga. La testa esplode, si contorce, si dimena. L’Io che trapela è solo sprazzo perché la battaglia si gioca all’interno. Corpo. Mente. Il corpo non mente.
Tentare.
Corpo.

                                                                                                                        M E N O 3 0

                                                                                         Diego Pasqualin per Studiodieci

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