M E N O 3 0

Dentro questo brutto guscio che è la mia testa, dentro questa gabbia che non mi piace, dovrò mostrarmi e andarmene in giro; attraverso questa griglia dovrò parlare, guardare, essere guardato, dentro questa pelle dovrò marcire. Il mio corpo è il luogo a cui sono condannato senza appello. Credo che, in fondo, sia contro di esso e come per cancellarlo che nascono tutte queste utopie ”.
(Michel Foucault, Utopie Eterotopie)

 

Come i binari di una strada ferrata lungo i quali scivolare per osservare il paesaggio dal finestrino di una carrozza. Binari paralleli che segnano il percorso di ognuno di noi. Varcando la soglia di StudioDieci è inevitabile percepire uno spaesamento. Elegante ed intima POINT OF VIEW di Gabriele TIBALDI affianca due tipologie di lavori molto diversi tra di loro; allineati lungo le pareti si alternato riproduzioni di una grande Torino d’altri tempi, di palazzi e storie che la Storia ha distrutto, per non dire cancellato, e calchi del volto dell’artista sui quali, mediante lana rossa, come ricoperti da fitte e geometriche ragnatele, sono stati celati alcuni particolari anatomici.
Ciò che viene mostrato in entrambe le opere è visibile solo in parte perché il giovane autore vuole dimostrarci che l’animo umano è come quelle cartoline mancati di risoluzione-definizione ed è proprio in quelle lacune indefinibili che si cela l’unicità dell’individuo, in quello spazio vuoto, solo apparentemente, che spesso si cerca di colmare con blandi colori per distogliere l’attenzione di chi ci osserva, si tessono infinite trame per nascondersi e, forse, anche proteggersi dall’altro da me.
E’ dunque impossibile vedere nella sua totalità chi ci circonda perché a mia volta, io stesso sono incognita indecifrabile e, per questo, fonte di fascino ed inquietudine per ogni interlocutore.
All’uscita riprenderemo a percorrere i binari della nostra esistenza osservando osservatori che, a loro volta, ci osserveranno cercando di carpire ogni possibile sfumatura dell’ignoto che ci costituisce. Scorreranno paesaggi, incontreremo stazioni, luoghi perduti e persone; punti di vista vari lungo una strada ferrata che ci impongono l’inevitabile incontro con il doppio e la coesistenza, non sempre facile, tra il singolo e il singolo.

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Diego Pasqualin per Studiodieci

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fotografie di Alessia TRIPODI